Giulia, la mia amica Giulia, mi ha annunciato che da qualche settimana non fa più la staffetta partigiana. Un annuncio che mi ha preoccupato non poco, considerando che Giulia non ha ancora compiuto i quaranta. La staffetta partigiana? E quando mai…
Giulia, stai bene? Hai bisogno di un caffè, qualcosa? .
Ma no, no, non ha bisogno di nulla, anzi sì, un caffè va bene, con un po` di latte, però. Una goccia soltanto, perché anche il latte, non è che lo tolleri troppo, Giulia. Ad ogni modo, questa storia della staffetta… Ecco, Giulia ha fatto la staffetta partigiana per anni, tutti i mercoledì pomeriggio. I mercoledì pomeriggio? Giulia, ma se lo sa tutta la valle, che passi il mercoledì pomeriggio dal parrucchiere! Appunto, appunto. È sempre stato il mercoledì pomeriggio, uscendo dal salone del parrucchiere, che Giulia, sulla sua bici verde marcio, ha pedalato forte, sempre più forte, a testa in giù, porgendo eroicamente la messa in piega al vento, alla pioggia, spesso alla neve, con quel peso nel cuore, quella missione nella mente, quel pensiero come un chiodo fisso: non farsi prendere, non farsi scoprire, a costo della vita, a costo di rovinare la piega, il taglio, la permanente, il colore. Giuliaaaa… Ma cosa portavi, Dio mio! Portaaava? No, cosa avevo capito? NON portava lo scontrino.
Archivi del mese: aprile 2012
Eroismi da mercoledì pomeriggio
Figuriamoci la democrazia
Figuriamoci la democrazia come non è: un dialogo in due battute, una per me e una per te. E poi ognuno a casa propria, a pensarci su.
Magari prima ci si saluta, però.
Minchia, che rapina.
Nata e cresciuta in Sicilia, ho la presunzione di essere cosmopolita per natura e per educazione.
Per natura, perché quando nasciamo, noi siciliani, vediamo subito il mare che, si sa, è fatto per andare.
Per educazione, perché te lo dicono subito, quando vai a scuola: “Studia bene la Geografia, perché un giorno ti servirà più di quanto non creda adesso”. Infatti, quando arrivi al liceo, conosci tanto bene la Geografia che non ti fanno fare neanche la classica gita del quinto anno: passano direttamente a una prova tecnica di emigrazione in qualche città del Nord.
Cosmopolita, dunque. E come ogni cosmopolita, io sono disposta a prendere tutto dal mondo intero e a dare tutto al mondo intero. Quasi, tutto, perchè la parola “minchia” non mi piace tanto, vederla andare in giro così come va adesso. Eh, no! La parola “minchia” non potete prendervela tutti così, “a gratis” come state facendo voi del centro e del nord. La parola “minchia” non è mica vostra. L’avete rapinata. A Montalbano, innanzitutto. Agli operai e ai dirigenti immigrati, anche. E l’avete anche spacciata! Pensate che l’altro giorno l’ho sentita da un asiatico che vendeva le rose al semaforo. E non dite di no. A quello la spacciate voi tutti i giorni, quando gli dite: “Minchia, a chi le devo portare le rose, che a casa ci ho solo la gatta?”.
Ma soprattutto, quella parola che avete poi spacciato, senza neanche prendervi in cambio le rose, l’avete rapinata a me, che sono siciliana e avrei tutto il diritto di dirla, la parola “minchia”, e invece non l’ho mai potuta dire per il semplice motivo che quando ero piccola mi avrebbero piantato dritto dritto un ceffone in faccia, quando sono stata grandicella “non stava bene in bocca a una signorina”, da quando sono adulta so cosa vuol dire letteralmente. Scioglietemi un dubbio: anche voi, sapete cosa vuol dire, vero?
Sulla maleducazione e su certi modi di dire
L’altro ieri, ho sentito qualcuno affermare di “non avere peli sulla lingua”.
Io lo so, che a volte divago rispetto alla sostanza delle cose, ma qualcuno mi spieghi qual è l’essere umano, l’animale o qualcosa di simile, che invece è dotato di peli sulla lingua. A me, più che il lupo mannaro, non viene in mente, ma anche in quel caso non sono sicura di averne mai visto uno con i peli proprio sulla lingua. Mi documenterò, forse, alla prossima luna piena.
Intanto, e fino a prova contraria, la riflessione è questa:
“Se tu, essere umano o animale che sia, non hai peli sulla lingua, sei proprio sicuro di potertene vantare? Ti vanteresti, forse, di possedere una coda a forma di coda, qualora fossi volpe? O di avere una proboscide a forma di proboscide, qualora fossi elefante? O di avere la gobba a forma di gobba, se fossi un cammello? No. Non te ne accorgeresti nemmeno, con ogni probabilità. Ti sembrerebbe normale, normalissimo, finanche noioso, avere una coda o una proboscide o una gobba di quella fattura.
A me succede così, per esempio. Non mi accorgo mai, di avere una lingua senza peli. Anzi, se tu non avessi detto questa cosa dei peli sulla lingua, guarda che non ci avrei scritto su neanche questo post, intorno a una robetta del genere. Però l’hai detta, questa cosa dei peli sulla lingua. E, a parte che quando l’hai detta ho capito perchè i modi di dire sono sempre anonimi, credo di aver intuito anche come stanno le cose: tu, i peli sulla lingua, li avevi prima, poi li hai sputati con le tue sentenze e ora non li hai più”. E che ci vuole! Potevi dirmelo, che sei un lupo mannaro! Mi stavi facendo uscire inutilmente in una notte di luna piena.
Doppia insegnante per un giorno
Così, tanto per non passare da bugiarda, ve la racconto meglio. Io, a quelle due riunioni, ci sono stata veramente. Solo dopo ho scoperto che alla prima non ero stata invitata. Comunque, non è colpa mia. Il problema è che io faccio l’insegnante a scuola, dunque non faccio la escort, perché se facessi la escort non avrei problemi ad accettare un invito per le 18.45.
Mi sembrerebbe un po’ strano, per carità, mi sembrerebbe un po’ prestino, ma me ne farei una ragione. Si sa, magari un controllo preventivo sul tubino nero, sul filino di trucco… Insomma, non avrei pensato, come invece ho pensato ” che ci vado a fare a scuola alle sette di sera per uscirne alle nove ma dài che si sono sbagliati dovevano scrivere alle 17.45 o forse alle 16.45 dovrei chiedere oddio che tardi devo scappare chiederò un’altra volta”.
In definitiva, se fossi stata una escort, non avrei fatto due riunioni di seguito e forse non ne avrei fatta neanche una, ma sta di fatto che sono un’insegnante, ma così insegnante che mi sono fatta una riunione con le maestre e una con le professoresse e devo dire che è stata un’esperienza molto utile, perché ho potuto vedere come si comportano queste due fette di umanità di fronte allo stesso problema, che poi è veramente LO STESSO PROBLEMA, ma stesso stesso stesso di ogni anno: il progetto lettura, va ripetuto con le stesse modalità anche l’anno prossimo?
La fetta di umanità delle maestre, ora lo so con certezza, di fronte a questo problema è fortemente critica.
La fetta di umanità delle professoresse, ora lo so con certezza, di fronte a questo problema è fortemente critica.
E allora, perché l’anno prossimo il progetto si rifarà tale e quale?
Perché “in fondo è un progetto così carino!”. Oh: giuro che le due fette di umanità non si erano parlate prima.
Quella scopa elettrica che incombe su di me…
Da ieri pomeriggio, una scopa elettrica incombe su di me.
E’ successo così.
Ieri era il 25 Aprile e anche il Toni si è ritrovato, suo malgrado, in vacanza. Per di più, il tempo non era dei migliori, perciò ha dovuto rinunciare alla sua passeggiata in montagna, unica giustificazione possibile, secondo il Toni, ai giorni di vacanza.
Insomma, ha ripiegato su certi giochini al computer, perché il Toni, quando lo obbligano a non lavorare, ha bisogno di anestetizzarsi, e la cosa gli viene bene se si trasforma in un serial killer. Praticamente uccide di tutto: dalle quaglie, a certe donnine che accoltella fino all’ultimo urlo. Inutile dire che una di queste donnine mi assomiglia spaventosamente. Solo che lei gira sopra una ruota e a me di solito girano le scatole.
Comunque il Toni ha passato la giornata così, anche se aveva promesso di fare il bagno al cane e qualche altra cosa che non lo stressasse troppo.
Alle sette del pomeriggio, quando si è accorto di non aver più fatto il bagno al cane e di non essersi stressato affatto, ha deciso di rendersi utile appendendo alla parete del doppio servizio la scopa elettrica, che era già brava di suo a cadere quando l’appoggiavo semplicemente al muro e ora mi pare, da certe ondulazioni, si stia allenando abbastanza da costituire un pericolo serio entro i prossimi tre giorni.
Non per vantarmi del mio senso umanitario, ma oggi mi sembra di capire cosa provano, i prigionieri nel braccio della morte.
Io, questo post, non so in quale sezione del blog inserirlo, perchè “Vita familiare” non ce l’ho e non intendo averla. Lo lascio Uncategorized, ma ricordate che, doveste leggere qualcosa a proposito di una donna schiacciata da una scopa elettrica, quella era “Guardaitreni”.
Una lettura da 26 Aprile
Questa sezione del mio blog (“Libri e caffè”) non nasce per dare consigli di lettura. Non sono un critico letterario, né una lettrice sistematica. Sono una che legge per vizio, tra un caffè e l’altro. Una lettrice automatica, ecco.
Niente consigli di lettura, dunque.
Però, se fossi in voi, un’occhiata a questo “Brave persone” di Baram Nir la darei, se ancora non l’aveste fatto.
Un’ occhiatina soltanto, così da valutare l’acquisto in autonomia, senza che nessuno ve l’abbia consigliato.
La motivazione? Oggi è il 26 Aprile, il giorno dopo. Può essere di una certa utilità, il 26 Aprile, capire come, per trasformarsi in collaboratori di una dittatura, l’ideologia non sia richiesta: basta essere “brave persone”, attente al proprio “qui e ora”, intenzionate a non lasciarsi sfuggire l’occasione, qualunque essa sia.
Nir mostra il passaggio dalla parte del Male storico attraverso il racconto delle vite parallele di un pubblicitario tedesco e della figlia di due intellettuali sovietici, sbattuti dai bassi istinti propri di ogni “brava persona”, rispettivamente nel collaborazionismo con la Germania nazista e con il regime stalinista.
Un romanzo che aiuta a comprendere le responsabilità del quotidiano sulla perdita della dignità personale e della libertà morale: ecco perché va bene come lettura per il 26 Aprile, il 27 Aprile, il 28 Aprile… Fino al 24 Aprile dell’anno successivo.
Dicono che, chi ha letto in tempo questo libro, abbia rifiutato paghette settimanali da quarantasettemila euro, ma pare che molti l’abbiano letto in ritardo. Boh. Sono cose che non so.
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25 APRILE
E’ il 25 Aprile. Non c’è altro da dire. Chi non sa farsi accarezzare dal vento della libertà, salti pure al 26 o resti al 24 Aprile. Oggi, per me, è il 25 Aprile.
Obbligo di emozionarsi
Dopo la pioggia è venuta la neve, stamattina. Bella, lenta, a fiocchi larghi due dita. Prof., possiamo guardare la neve dalla finestra. Come non avessero altro da fare, stamattina. La verifica, l’interrogazione di Geografia, la correzione degli esercizi. Prof., possiamo guardare la neve. Che generazione di irresponsabili, però. Con l’anno che sta per finire… Prof., possiamo guardare la neve. E ridàgli. Veramente incapaci di occuparsi del presente, degli impegni. Quasi che nulla possa scuoterli, emo…
Su, andate a guardare ‘sta neve, ma siete tutti obbligati a emozionarvi.