Archivi del giorno: 8 luglio 2012

Un’idea sbagliata sui tassi

E ce l’hai, Enrico, quel Valdobbiadene buono? Quello delle altre volte? Ah, grazie, è già qui sulla tavola. Ti sei ricordato, caspita. Com’è che ‘sto vino mi fa venire la ridarola? Non sarà truccato, per caso? No, perché è impossibile che tutte le volte mi faccia lo stesso effetto. Prima la ridarola e poi la lingua sciolta. Che roba. Per me è truccato. No, perché è incredibile che già a metà bicchiere mi escano le battute sul Toni. E i ragazzi? Il maturando? Per la miseria, devono ancora dargli i risultati? Qui li hanno già dati. Ma il tuo è bravissimo, vedrai che uscirà bene. Noi, noi… Lasciamo perdere. No, è perché è una generazione così, capisci? Non si impegnano in nulla, non hanno voglia di nulla. Lo spleen? Magari! Per questi, lo spleen è il nome di una discoteca e basta. Ma lasciamo stare, non ne parliamo ché mi rodo da una settimana. C’era caldo, a Milano? Senti come si sta bene qui, invece. Caldo di giorno e fresco di sera. No, grazie, basta con il vino. Te l’ho detto, lo bevo volentieri, questo Valdobbiadenuccio allegro, ma già mezzo bicchiere… Ok, solo un po’. Lo sai che di solito non bevo. Non lo sai? Ah, già, quando esco, un po’ mi piace. E tu, piccoletto? Che è ‘sta storia che la carne alla brace la prepari tu, adesso? Fino all’anno scorso eri un soldo di cacio. Boh. Crescete per farci un dispetto. Ma senti che bella arietta. E basta parlare di affari, voi due. Fossero i vostri, almeno. A proposito. Pensate un po’ se trasformassimo questo bel posto in un agriturismo. Per pochi, si capisce. Quattro tavoli qua, tre o quattro là… Un agriturismo per intenditori, diciamo. Che poi, cosa ci fai ai clienti, il test di ammissione? Se sei un intenditore mangi, se non sei un intenditore va’ a casa tua. Per pochi va bene. Un agriturismo per pochi, e Dio pensa al resto. Che Dio ce li mandi intenditori, i nostri venticinque clienti. Ma adesso ci vuole il pulloverino di lana, sì. Ci vuole proprio. Sembra impossibile che pomeriggio abbiamo toccato i trentaquattro gradi, in paese. Qui un po’ più su è un’altra cosa, certo. E i gelsi? Così al buio non si vedono. Ci sono tanti gelsi anche quest’anno? Per la miseria! Così tanti? Ehi… Ma cos’è, quello? Sì, sì, abbasso la voce. Un tasso? Ma un tasso io non l’ho mai visto, prima! Così grosso? Ma il tasso, non è grande come un furetto, una donnola, un ermellino? Questo è come un grasso maialino. Ma dài! E’ un tasso! Cielo, che emozione. Ma viene a mangiare i gelsi? E non ha paura di noi? E’ a due passi. Sì, parlo piano, ma… Capitemi, anche. E’ la prima volta che vedo un tasso dal vivo. Da piccola ne ho incollato uno sull’album delle figurine degli animali, ma non mi pareva una cosa grossa così. Secondo me, una cosa grossa così si dovrebbe vedere spesso, per i boschi. Ma dove si nascondono, questi animali, dico io? Ma davvero sono ignorante, allora. Chi l’avrebbe mai detto che un tasso è grosso come un grasso maialino?


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