Assistenti di volo, prepararsi al tracollo.

E’ una hostess britannica, dai capelli biondi e gli occhi grigi. Le hanno fatto indossare una gonna azzurra fasciante e le décolleté nere, tacco dodici. Anche io, se fossi obbligata a lavorare con le décolleté tacco dodici, sarei una persona infelice – penso. A volte solidarizzo con le donne per un particolare insignificante, ma non si fa.
Non si fa perché poi ci si rimane un po’ male. In questo caso, non ci metto moltissimo a capire che lei, la hostess britannica, sul tacco dodici si muove alla grande.
Sul suo tacco dodici, per esempio, mi raggiunge di volata mentre cerco, paziente, il posto 106. Mi tamburella sulla schiena e mi dice qualcosa in inglese. Intuisco che mi sta dirottando verso un posto diverso. La seguo, obbediente. Mi assegna un posticino accanto al portellone. Questo cambio di posto stride fortemente con il rigore delle procedure seguite finora, ma avrà un senso. Deve, averlo.
La hostess britannica rilassa i muscoli del viso. Capisco che sono stata brava, che le ho tolto un peso dallo stomaco. Però riparte di volata. Raggiunge una famigliola tre sedili più in giù. Si avverte un tramestìo. Mi giro a guardare cosa succede. La hostess britannica imbraccia un bambino di circa quattro anni con determinazione. Il padre del bambino si alza. Dice: “Ma scherza? E’ un bambino piccolo! Può avere bisogno di noi! Cosa fa, mio figlio, seduto da solo?”.
La hostess britannica, sguardo grigio e viso paonazzo, risponde: “Cresce!”.
Cresce! Così, semplicemente. Cresce!
Il padre del bambino, che non pare aver voglia di firmare un patto educativo lì su due piedi, si riprende con rabbia il predestinato alla crescita forzata, tra gli incoraggiamenti degli altri passeggeri.
La hostess britannica, se possibile ancora più paonazza, avanza verso i primi posti. Si ferma di botto sui due tacchi 12 e volge uno sguardo tagliente ai passeggeri: “Se vi comportate civilmente, forse partiamo”.
Poi, nel gelo generale, va al portellone. Lo sbatte. Tira nervosamente le cinghie. Per un attimo temo che ne dimentichi qualcuna. La sento imprecare contro la stupidità degli italiani.
Un tempo, le hostess erano sorridenti e gentilissime, anche con gli italiani cafoni e pretenziosi. Se si tratta di effetto Spread… Be’, è piuttosto grave, che gli assistenti di volo si siano preparati al tracollo.

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9 Risposte a “Assistenti di volo, prepararsi al tracollo.”

  • Anonimo SQ

    Nel ’95, andando e tornando dagli USA per “prendermi” il secondo figlio adottivo, la Lufthansa si comportò con la mia famiglia esattamente nello stesso modo: posti distribuiti in modo casuale, niente culla per il piccolo di 5 mesi, il “grande di 4 anni ed il separati dalla madre.
    Salvo poi scoprire che avevo accanto a me seduta la moglie del libanese seduto accanto a mia moglie etc etc. Salvo poi essere presi per il culo con considerazioni sull’educazione dei bambini italiani. Salvo scoprire che i posti con le culle erano occupati dai piedi nudi dei tedeschi stravaccati.
    Ed ho capito allora che era la compagnia aerea dei tedeschi, e degli altri se ne avanzava. La signora americana seduta accanto a me era sconvolta: mi negarono anche il bicchier d’acqua dal carrello (era un transoceanico di 7/8 ore !) ed il latte scaldato nel biberon per il piccolo (prima servivano i tedeschi, poi gli altri se avevano voglia di lavorare, e per gli italiani non molta: che il mio bimbo fosse con la febbre non contava molto; a Francoforte lo svegliarono i Doganieri per aprirgli pure il pannolino, mentre i Doitsc passavano allegri).
    Così ho capito che i tedeschi erano sempre gli stessi che lasciavano a piedi i nostri alpini in Russia anche se avevano i camion vuoti, sul Don.
    Immaginatevi se mi stupisco ora dello spread, della Merkel e la Grecia e dei signori della BuBa…

    Anonimo SQ

  • 'povna

    Ammettiamolo, però. Non sarà il caso che racconti, e non è quello di AnonimoSQ, ma viaggiare negli aeroporti internazionali e trovare nostri connazionali di cui vergognarsi (vogliamo parlare della fila, del casino, del rumore, dei telefonini non spenti) è spesso una cosa sola. Io di solito in questi casi uso, volutamente, l’identità inglese.

    • Roby_old_fashioned_english_gentleman

      Scusa se mi permetto.. ma la tua “identita’ inglese” mi fa’ sorridere. Sì, perche’ questo, proprio questo, fa molto “italiano”, nel significato deteriore che all’estero attribuiscono a questa appartenenza. C’e’ un’inspiegabile quanto ingiustificata fragilita’ nel gesto di voler prendere le distanze dagli “italiani” stile ‘pizza-mafia-mandolino’, cosi’ come in quello di voler invece far risaltare la propria “italianita’ ” quando sulla scena c’e’ un italiano illustre, che il mondo in quel momento ci invidia, o quanto meno apprezza.
      Io credo che il desiderio di sentirsi “omologati” ad un modello virtuoso e di eccellenza (o, anche, di innocua normalita’) e’ un modo per compensare la profonda frustrazione e complesso di inferiorita’ che, a priori, ci pervade tutte le volte che varchiamo i confini del Bel Paese verso il resto del mondo (foss’anche il Burundi!).
      Peccato.
      Comunque, buona permanenza nella tua identita’ (sperando che questa, e solo questa, basti per farti sentire meglio e non con l’angoscia di essere alla fine “sgamata” e derisa. Ma derisa non perche’ italiana, ma perche’ goffamente e non proprio onorevelmente hai cercato di dissimularlo)
      Buona vita a te!
      Roby

      • 'povna

        Roby, ma, forse, prima di fare tutta ‘sta tirata, domandarsi se la persona che ha parlato sia davvero abbastanza inglese da essere poco probabilmente derisa, tanto meno “sgamata”, nell’identità legittima con cui decide di viaggiare?!

      • Roby_old_fashioned_english_gentleman

        Gia’ fatto ‘povna. Il tuo nick non suonava molto italiano, ma il commento era nel perfetto stile del solito scontato “italiota” che oltre confine e’ il primo detrattore dei suoi connazionali e dell’universo delle cose italiane.
        L’irritazione, nella “tirata”, aveva come bersaglio questo aspetto.
        Nulla di personale.
        Ciao
        PS.: sei sicura di essere sempre a tuo agio nella tua legittima identita’? Quanto a comportamenti incivili o sconvenienti che ti indurrebbero a rifugiarti nell’identita’ “di scorta” ce ne sarebbero a iosa.

  • lanoisette

    mah, io ricordo un volo di 11 ore, Parigi-Mauritius, con due fratellini francesi seduti dietro noi, soli e senza genitori (il più grande avrà avuto 11 anni) perché andavano a trovare i nonni…

    • Roby_old_fashioned_english_gentleman

      Gia’ fatto ‘povna. Il tuo nick non suonava molto italiano, ma il commento era nel perfetto stile del solito scontato “italiota” che oltre confine e’ il primo detrattore dei suoi connazionali e dell’universo delle cose italiane.
      L’irritazione, nella “tirata”, aveva come bersaglio questo aspetto.
      Nulla di personale.
      Ciao
      PS.: sei sicura di essere sempre a tuo agio nella tua legittima identita’? Quanto a comportamenti incivili o sconvenienti che ti indurrebbero a rifugiarti nell’identita’ “di scorta” ce ne sarebbero a iosa.

    • Roby_old_fashioned_english_gentleman

      scusa lanoisette… ho sbagliato nel puntare il post cui replicare….

Mi piacerebbe che, nel commentare, ti ricordassi che né io né te, da soli, abbiamo in mano le sorti del mondo.

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