E non è tanto perchè sono bugie. Anche le bugie, hanno un loro fascino. Un senso, spesso. Si dice una bugia e, tutto quello che sembrava sull’orlo del disfacimento, si ricompone, torna a farsi vita, a consentire vita.
No, non è perché sono bugie.
Esistono bugie che salvano matrimoni. “Non è un capello, ma un crine di cavallo, uscito dal paltò…”.
Pensa che bello.
Io me lo vedo, quest’uomo deciso a insistere, insistere, insistere. Determinato a far uscire il cavallo intero, dal suo paltò, se serve.
No, non è perché sono bugie.
Le bugie sono creative, se vogliamo.
Sei stata tu?
No, mamma, non sono stata io. E’ che la cioccolata impazziva, sola soletta nel suo vaso…
No, non è perché sono bugie.
Le bugie sono tenere, a volte.
Come mai sei in ritardo?
Ha partorito la gatta proprio quando stavo per uscire.
No, decisamente non è perchè sono bugie.
E’ perché attorno alle bugie è nata questa cosa bizzarra, questa sorta di galateo, che comanda di non reagire, di restare impassibili.
E tu che spalanchi gli occhi davanti alla collega che vuol farti credere che sì, farebbe quelle compresenze con te in classe in ore diverse, se potesse..
Ma… vedi anche tu, è impossibile, perché il tuo orario è così incasinato… E si incastra con quello degli altri che pure hanno diritto alle compresenze, ma anche loro hanno orari così incasinati… E… Guarda, come fa una povera crista che è anche l’unica a doversi fare l’orario da sé, a mettere insieme tutti i casini degli altri… impossibile, no?
Tu che sollevi il dito, lo abbassi su quel foglio di carta, lo lasci scorrere da sinistra a destra e osservi, ieratica: “Potresti venire anche tu, una volta, alla prima ora…”. Tu. Tu. Tu sei una che, irrimediabilmente, manca di bon ton.

