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Parlano

Li senti?
No, chi?
Quelli che parlano, là fuori.
Non sento niente. C’è silenzio, fuori. Nevica nuovamente. Sento il silenzio.
Eppure parlano.
Stai bene? Non è, che…
No, no. Escludilo. Sto benissimo. Fuori parlano. Parlano davvero.
Io, scusa, ma non sento nulla.
Neanch’io. Però parlano, lo so.
Parlano, di che?
Di sé. Parlano di sé.
E di che altro?
Di nient’altro.
Come quelli del Web?
No, no. Che farfugli? Sul Web, la gente dice. Sono quegli altri,quelli di fuori, che parlano e basta.
Ah. Puoi farmi un esempio? Scusa, ma così non ti seguo.
Hai ragione. Un esempio non mi viene, però. Qualche immagine, forse. Hai presente, una festa? Una grande festa e tu sei andata da sola. E ti senti un po’ a disagio. Per questo, gironzoli col tuo bicchiere in mano, che non sai neanche cosa contiene. Ecco. Una confusione così.
E’ perché parlano tutti insieme? E’ per questo, che non ti piace?
No, no. Non è perché parlano tutti insieme. C’è una festa, si capisce. E’ che ci sei tu, tutta imbarazzata, col tuo bicchiere in mano. Mi dispiace, vederti così.
Ma lascia perdere! Di che ti preoccupi? E’ una festa finta, no?
Non lo so. Forse. Comunque, tu sei lì, e adesso hai un po’ assaggiato dal tuo bicchiere. Adesso sai.
So, cosa?
E’un Bellini.
Ah. Secondo me, avrei dovuto capirlo dal colore.
Già. Ma non l’hai capito.
C’è un motivo?
Eri imbarazzata. Ti preoccupavi d’altro.
Ah. E… scusa, ma poi come va a finire?
C’è un tipo, vicino a te. Uno che riempie un piatto di tartine. Sai com’è, alle feste: viene il momento di riempirsi il piatto di tartine. Pure tu, lo fai. Però, adesso, non la senti più, la confusione. C’è ancora, per quello. Sei tu, a non sentirla. Adesso ascolti il tipo delle tartine. Parla, ecco.
Parla, ho capito. Ma che dice? Di che parla?
Di che parla? Non … Non saprei. Di bergamotti. Sì, parla di bergamotti.
Di bergamotti? Come mai, di bergamotti?
Perché lui sa tutto, sui bergamotti. Di come si coltivano, di come si commerciano, di come si tratta il prezzo…
E’ uno del mestiere, insomma.
No, no. E’ uno che sa le cose. Senti? Adesso parla d’altro. Parla di… di allergie, ecco di che parla.
E’ un medico, o un paziente?
Boh, chi lo sa. Forse nessuno dei due.
Capisco. E’ uno che si intende di allergie. Vai a capire perché, poi. Però tu… tu lo dici come se fosse sbagliato. Non c’è niente, di sbagliato. Il tipo delle tartine fa conversazione. E’ amabile, a suo modo.
Ma tu, lo conosci?
No, però…
Però, però…Non vedi che parla solo lui? Non vedi che non ascolta nessuno? Non vedi come aggredisce quell’altro che prova a contraddirlo? Non vedi come alza gli occhi al cielo quando pensa che qualcuno non sia all’altezza? Oh, ma tu non vedi proprio nulla! Io sì, però. E ora sai, che faccio? Esco da questa festa della malora, IO.

Ehi, sei arrabbiata sul serio?
E come, per ridere?
E’ per questo, che a volte taci anche per settimane? Hai paura di somigliare al tipo delle tartine?
E’ per questo.
Ah. Anche sul blog? E’ per questo che a volte taci a lungo, sul blog?
E’ per questo, sì. E allora?


Una storia da cattiva digitale

Ieri, 22 settembre, dubitavo dell’esistenza dei nativi digitali. Oggi, 23 settembre, ritratto: i nativi digitali esistono.
Esistono e sono loro, i pupi smanettoni. Anche quelli che, in aula informatica, quando qualcosa non va, ti urlano dietro: “Prooooof!”. Per poi aggiungere, appena un secondo dopo: “Prof., ma lei è un mito!”.
No, cari. Nessun mito. Io sono una che appone le mani, una guaritrice. Una modesta curandera informatica, insomma. I miti siete voi. E sapete perché? Perchè per essere nativi digitali, non basta aver smanettato, in gioventù, su un Commodore 64. Per essere nativi digitali, si sa, bisogna avere un’etica, da nativi digitali. E io, francamente, non ce l’ho.

Non ce l’ho perché stamattina, quando ho saputo che qualcuno aveva rubato la mia identità su Twitter, sono andata nel panico totale.
Tecnicamente, sapevo che non sarebbe stato un gran problema, anche perché già cominciavano ad arrivarmi dagli amici i Tweet con le dritte giuste.
Il problema era un altro, dunque. Il problema erano gli amici stessi.
Io, stamattina, lo confesso, ho “temuto” per loro allo stesso modo con cui temo per la salute dei familiari. L’idea che qualcuno potesse essere contagiato da un virus veicolato attraverso il mio nome, mi faceva orrore.
Dice Howard Gardner che, affinché le giovani generazioni usino bene i nuovi media, dobbiamo insegnare loro a estendere al Web l’ “etica di vicinato”. Temo che, dovessero dipendere da me, le giovani generazioni imparerebbero a chiamare mamma @melusina e papà @ohluca.
Temo, eh. Temo perché sono una cattiva digitale.


Credo di farvi piacere a ricordarvi la blogfest di Riva del Garda con questa foto.


Cibo, denaro, sesso e questo blog.

Da quando ho un profilo Twitter, un profilo Facebook e un blog, la dopamina delle mie aree mesolimbiche è salita alle stelle.
Me l’assicurano due neuroscienziati di Harward, la cui ricerca dimostra che parlare di sé eccita le stesse aree cerebrali stimolate dal cibo, dal denaro e dal sesso.
Mi piace molto, questa cosa. Infatti oggi mi sono chiesta: mangio un bel panino con la nutella, compro un “gratta e vinci”, adesco un giovanotto o scrivo un post?
Indovinate cosa ho fatto.


Ottimi motivi per non scrivere un post oggi.

Ho raccolto tanti di quei complimenti, in un solo giorno, che se ora scrivo un post e mi riesce male e qualcuno me lo fa notare, devo prendermela solo con me stessa.
Scriverò un post domani, quando non somigliero` più alla primavera, non avrò più una sorprendente agilità mentale, non sarò più la prof. più brava e umana della scuola, non sarà più straordinariamente interessante parlare con me e… il post potrà venirmi acido al punto giusto. `Notte!


Siete angeli.

Proprio quando mi inorgoglivo per aver superato di gran lunga i lettori del Manzoni, mi è caduta addosso una tegola di quelle che capitano ai novellini.
Avendo scoperto che il maggior numero di preferenze era per un post in verità bruttino, che io stessa non avrei letto se l’avesse pubblicato qualche altro, sono andata su Google e ho digitato le parole – chiave che dalle statistiche risultavano digitate dai miei lettori provenienti da motori di ricerca. Ebbene, ho scoperto che quelle due parole, semplicemente in ordine inverso, non solo corrispondono al titolo di un film pornografico, ma addirittura a un filone pornografico, oltretutto dei più disdicevoli.
A me non me ne frega nulla di un post, né di quanti lettori ho. Quello che mi importa è che questo blog è casa mia e a casa mia non faccio entrare dei porcelloni. E non perché sia una bacchettona, o meglio non solo per quello, ma perché non la voglio vedere, la faccia delusa di certa gente che cercando porcate si è imbattuta in una tranquilla donnina di provincia che parla di scuola e altre cosucce più o meno caste. Ok?
Dunque ho eliminato il post e ho lasciato passare il tempo. Poi vi ho ricontati, amici arrivati da altre strade: siete più o meno quelli del Manzoni, ma sapeste quanto siete belli! Siete angeli.


Ancora un motivo per non scrivere un post oggi

Ho partecipato a due riunioni: una sbagliata e una impropriamente detta “giusta”. Il tutto, per aver anticipato di un’ora. Come cazzata del giorno, basta e avanza.


Un buon motivo per NON scrivere un post oggi

Andrò a trovare degli amici in un paesino della provincia di Trento, che si chiama PRE. Si può scrivere, un POST da PRE?


Un altro buon motivo per scrivere un post al giorno.

Oh, sono passate circa ventiquattro ore e non mi viene ancora in mente.


Un buon motivo per scrivere un post al giorno.

Aver fatto almeno una cosa, una sola, che non servisse a qualcun altro.


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