Cos’è che doveva succedere , oggi, che è il 12 12 12?
Ah, Benedetto doveva spedire il suo primo tweet. Alle 12.
Io avevo l’incarico di ricordarlo alla mia classe: “Ragazzi, sono le 12 del 12 12 12″.
Benedetto ha scritto il suo tweet.
Io mi sono dimenticata di ricordare quel che dovevo ricordare alla mia classe.
Sono giustificata, però.
Alle dodici meno cinque ho diviso la lavagna (quella tradizionale, non la Lim) in tre parti rigorosamente disuguali. Vi ho scritto su: Analisi grammaticale- Analisi logica- Traduzione latina. Poi ho scritto la prima frase. Semplice, di quelle che si usano per cominciare . Sempliciotta, addirittura. La rosa è bella. Se ben ci pensate, però, “La rosa è bella” è una frase geniale, al giorno d’oggi. E’ una frase densa, anche se non lo appare. Dentro a una frase del genere c’è la constatazione che esiste un mondo esterno che sostanzialmente non ci riguarda (la rosa), ma che riusciamo con delicatezza ad accostare con un atto di giudizio (è bella). La rosa rimane la rosa. Non viene violata, non viene piegata ai nostri fini: rimane lì, al suo posto. Noi ci limitiamo ad accarezzarla con l’ombra di un’emozione.
Non ne siete convinti? Provate allora a confrontare “La rosa è bella” con quest’altra frase: “Scendo in campo”. Vi pare la stessa cosa? Ci leggete dentro lo stesso rispetto per l’esistente? Non vi viene, piuttosto, l’impulso di porre delle domande? Perché scendi in campo? Chi te l’ha chiesto? Cosa ti ha fatto di male, il campo? E poi: è un campo di grano o un campo di gramigna?
Alle 11.59 , dunque, ho scritto questa densa frase che è “La rosa è bella”. L’ho anche scandita ad alta voce. Subito dopo, una voce alle mie spalle ha scandito, a sua volta, forte e chiaro: “Rosa pulchra est”.
Solo questo: “Rosa pulchra est”.
- Ho sbagliato qualcosa? – ha chiesto il Leo, tutto rosso in viso.
No, Leo. Non hai sbagliato nulla. E’ che ho dimenticato di avvisarvi che erano le dodici, e ve l’avevo promesso. Ci tenevate tanto. Dio, Leo… Dovevi proprio dirla alle dodici in punto, quella frase? Mi hai lasciata inebetita ancora per un minuto, credo. Sì, abbiamo già fatto due lezioni di “latino”, la settimana scorsa, ma… era un bluff, Leo. Diciamo che ve l’avevo pompata un po’, per farvi sentire più grandi, importanti come i vostri fratelli che fanno già il liceo. In realtà erano solo giochini, giochini che mi ero inventata anche per mostrarvi che l’italiano ha una madre, una madre morta, dicono. Ma sono tutte congetture, perchè se poi uno va a cercarla, quella madre… c’è ancora, è lì dentro, nelle viscere del figlio. Giochini, Leo. Giochini che non ti autorizzavano per nulla a riversarmi addosso la musica di quella piccola, vecchia, polverosa frase. “Rosa pulchra est”.
Cos’è che doveva succedere, oggi, che è il 12 12 12?
Ah, le udienze. Le udienze pomeridiane. Certo che sono fuori tempo, rispetto a Benedetto. Quando lui twitta, io faccio le udienze. Va be’.
- Buongiorno, signora. Sono in aula tra un minuto, definisco una cosa con il dirigente e sono da lei.
- No, guardi. Io devo chiederle qualcosa in presenza del dirigente.
- Prego, allora.
- E allora, queste lezioni di latino?
Il dirigente trasecola.
- Ma, signora, quando saranno in terza potremo pensare a un corso di latino. Sempre che ci siano i fondi, sempre che…
- No, dir. Non è questo che ti chiede la signora. La signora chiede quando smetterò con le mie lezioni di latino. Giusto, signora?
- Giusto.
- Come mai?
- Perchè è una perdita di tempo. E’ una cosa difficile e… arretrata, ecco.
A volte l’utente non c’è. Fa’ finta che ci sia e spiega, Guardaitreni, spiega, coraggio. Le radici latine dell’italiano, la grammatica contrastiva, rosa pulchra est…
- E allora, se è come dice lei, perchè non lo fanno anche nelle altre classi?
- Potrebbe andare a chiederlo, signora. Arrivederci.
Arrivederci, dir., d’accordo così, allora. Buongiorno, signora. Buongiorno, signore. Tutto ok con Simone, Martina, Giovanni. Buongiorno, signora. Latino sì, latino no, latino sì anche per lei, signora… Ok. Peggio delle primarie. Tanto, sappiatelo… Aveva già vinto Leo.
Cos’è che doveva succedere, oggi, che è il 12 12 12?
Ah, finite le udienze devo ritornare a casa. Freddo siberico. Mucchi di neve ai bordi della statale. Buio pesto, in questo tratto di strada. Sempre. Sempre? No, cavoli. Non funzionano i fari della mia macchina! Oh, cavoli, cavoli, cavoli… E cosa si fa, in questi casi?
… Guidare a fari spenti nella notte… la la la … com’è facile morire…
Piano, piano… Ecco, quella è casa. Riconosco le luci dell’albero di Natale. Meno male che quest’anno l’ho fatto…